Una mattinata in giro per il mondo

L’incomunicabilità e l’incomprensione che da essa deriva è da sempre fonte di isolamento e conflitti. E’ paradossale il fatto che nell’epoca in cui viviamo, in cui abbiamo a disposizione una quantità maggiore di mezzi di comunicazione rispetto a prima vi siano persone che faticano più di prima ad interagire con I propri simili.

Se questo è vero per le persone che condividono la stessa cultura, dunque la stessa lingua, è ancor più drammaticamente vero per chi emigra in Italia in cerca di una prospettiva di vita migliore e che non ha la minima conoscenza dell’italiano. Io stesso in vita mia ho provato delle difficoltà ad esprimermi legate a motivazioni differenti di conseguenza provando empatia per persone che magari hanno la stessa problematica, anche se determinata da cause diverse. Ho deciso pertanto di dedicare parte del mio tempo per aiutarle a padroneggiare la lingua italiana.

Casa Africa, l’associazione che mi ha dato la possibilità di fare ciò si è dimostrata perfettamente adeguata a raggiungere l’obiettivo; la capoprogetto dopo aver infatti accolto i ragazzi e le ragazze ha chiesto, in maniera molto ordinata e precisa, a ciascuno di loro nome e cognome per associare ciascun partecipante alla lezione alla propria scheda di riferimento, in maniera tale da acquisire sia ulteriori dati sugli studenti sia da farsi un’idea generale sul livello di conoscenza della lingua italiana degli studenti presenti. Terminata questa fase introduttiva siamo entrati subito nel vivo dell’utilizzo della lingua. La capoprogetto infatti ha chiesto a ciascuno di loro di presentarsi liberamente in maniera tale da poter utilizzare queste presentazioni sia come un spunto per correggere determinati errori grammaticali, sia come stimolo alla conversazione, dopodichè ci siamo avvalsi di un libro di grammatica per fare insieme alcuni esercizi al fine di rafforzare anche visivamente l’utilizzo corretto delle preposizioni.

Man mano che andavamo avanti nel lavoro ho incominciato ad affezionarmi a ciascuno di queste persone e ho cercato di immedesimarmi in loro per cercare di comprendere quale fosse il modo migliore per raggiungere il loro scopo, ho cercato di percepire quale fosse la storia di ciascuno di quegli esseri umani, per arrivare a capire come facilitare ciascuno di loro in quello sforzo sincero che stavano facendo. La lingua, si sa, veicola la cultura di una certa nazione così mentre con la ragazza argentina al mio fianco confrontavamo il modo in cui quella stessa parola veniva tradotta in spagnolo ed in italiano, ci scambiavamo consapevolmente o inconsapevolmente modi culturalmente diversi di concepire uno stesso significato arricchendoci l’un l’altro.

Ogni volta che questo processo avveniva era come se automaticamente la mia mente facesse le valigie e partisse letteralmente per il paese di origine di quella persona e di quella parola per calarsi nel contesto in cui essa era nata e poi improvvisamente mettesse nel bagaglio il ricordo di questa vacanza e tornasse in Italia con un valore aggiunto.

La lezione, al di là delle mie divagazioni proseguiva fino a giungere ad un momento ludico estremamente divertente dove era possibile lacanianamente parlando farsi un’idea della psicologia di ciascuno dei partecipanti al gioco. Quest’ultimo consisteva nel costruire una storia fittizia partendo dalla frase di uno dei partecipanti alla quale ognuno degli altri concorrenti doveva aggiungere un elemento di continuazione. Il risultato è stato estremamente esilarante in quanto la storia che avevamo costruito era totalmente priva di senso!

La conclusione della lezione è stata affidata interamente a me e ho insegnato ai ragazzi ed alle ragazze a giocare ad un altro gioco che avevo intuito che nessuno di loro conoscesse. Il gioco in questione era “nomi, cose e città” e ha riscosso un discreto successo!  Alla fine del gioco la lezione è terminata ed io sono tornato a casa con il desiderio di ripetere quell’esperienza.

Sono Federico Sorge, ho 30 anni, sono nato a Roma ed attualmente sono disoccupato, ma ho in progetto per l’anno prossimo di iscrivermi all’università per studiare Scienze Politiche per la Cooperazione e lo Sviluppo. Se dovessi descrivermi con una parola direi che quella sarebbe “resilienza”, ho sintetizzato così la mia esperienza di vita non tanto perchè ritengo di aver subito traumi o attraversato periodi di difficoltà particolari rispetto ad altre persone bensì perchè penso che valorizzare particolarmente questa mia capacità, che sostengo essere una caratteristica di tutte gli esseri umani, sia per me come per altre persone fondamentale.

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